• Verde è Salute

Il verde che fa bene a corpo e mente

Gli anglosassoni, che amano dare un nome a tutto, l’hanno chiamata vitamina G, da green. A voler essere pignoli la tradizione è italiana, perché è nel 1543 che, a Salerno, è nato il primo Giardino dei semplici del mondo, cioè il primo giardino per le erbe da usare nella medicina simplex, progettato però anche per far sì che gli studenti imparassero a riconoscerle e trascorressero lì lunghe ore di studio, traendone giovamento da più punti di vista. Ma nel 2014 si può parlare quasi di una moda globale: da Michelle Obama con l’orto alla Casa Bianca, istituito per invogliare il popolo degli over size a mangiare meglio, al recupero delle aree metropolitane degradate, dagli orti sui tetti alla gardening therapy, è letteralmente un fiorire di iniziative a ogni livello ma con finalità che, sia pure in modo diverso, puntano contemporaneamente alla salute, alla promozione di stili di vita più sani e alla tutela o al ripristino dell’ambiente. E la scienza inizia a studiare il fenomeno dal punto di vista dei risultati clinici: è di poche settimane fa la pubblicazione, sull’American Journal of Public Health, di uno studio in cui sono state analizzate le condizioni di circa 400 aderenti a un’associazione che da oltre vent’anni promuove gli orti urbani. In esso è stato dimostrato, numeri alla mano, che chi preferisce pomodori e cavolfiori coltivati da sé è in media più magro rispetto ai vicini di casa o ai parenti stretti che non amano zappa e rastrello. Ciò accade perché dedicarsi a un orto, anche se di dimensioni ridotte, comporta movimento, esposizione al sole (e quindi sintesi di vitamina D), socialità, aumento dell’autostima e incremento della quantità di frutta e verdura mangiate.

Ci credono, in Italia, i medici per l’ambiente (www.isde.t), insieme ad associazioni locali e nazionali quali Italia Nostra, che stanno promuovendo in tutto il paese progetti per il recupero di spazi pubblici da adibire a orto, e ci credono singoli professionisti che hanno lanciato progetti di varia natura. Su tutti, Alberto Siracusano, psichiatra dell’Università Tor Vergata di Roma, che sta per inaugurare (alla fine dell’estate 2014) il Giardino della Mente, all’interno dell’Università stessa, un luogo dedicato alla riabilitazione di gruppo sia mentale che fisica. “Occuparsi do un giardino” ha spiegato Siracusano “significa entrare in relazione con spazi e trasformazioni che consentono di sviluppare due valori fondamentali per la riabilitazione psichiatrica: assumersi delle responsabilità e prendersi cura di sé”. E poi significa anche lavorare con le (proprie) radici, seminare, raccogliere.

Si tratta insomma di somministrare e assumere il contatto con gli spazi verdi come vere e proprie terapie. Ma questi ultimi, come le cure in pillole, devono rispondere a certi canoni per essere realmente efficaci. Di tale aspetto si occupano altre figure professionali: gli architetti dei giardini specializzati. Tra questi c’è Monica Botta, autrice di diversi libri sugli Healing Gardens, i giardini che curano. Docente in diverse facoltà di architettura, Botta lavora alla ricerca di nuove soluzioni, così come alla valutazione dei benefici del verde terapeutico, ed è coideatrice di un progetto pilota sui Parchi Terapeutici in Italia. All’ultimo Salone del mobile di Milano, l’architetta ha organizzato un evento che prevedeva il coinvolgimento di tutti i sensi, proprio per dimostrare come il contatto con il verde stimoli tanto il corpo quanto la mente e come possa essere utilizzato come strumento potente di cambiamento e terapia.